Quando hai iniziato a giocare a football, e come sei arrivato ai Guelfi?
Ho iniziato a giocare a football nei Renegades Firenze quando conobbi la squadra ad un “Festival dello Sport” all’odierno Mandela Forum nel 93. Nel 94 iniziai a giocare proprio con i Renegades, che a quei tempi avevano come dirigenti Elena Zaccarelli e Claudio “Doc” Cornioli ed iniziai ad allenarmi con loro in via Pio Fedi, all’Isolotto; a quei tempi nei Renegades non c’erano giovanili od altro quindi eravamo un gruppo molto vario, con veterani e giovani, tra cui me, che avevo una quindicina d’anni a quei tempi e non ero nemmeno troppo grosso, quindi come primo ruolo mi fecero giocare QB, un’esperienza terribile, ma fu lì che sboccio l’amore con il football. Dopo quell’anno i Renegades si riunirono con gli ex Apaches e mi ritrovai come compagni di squadra giocatori come Mannatrizio, Gheo, Dallai ecc, che fino a quel momento pur giocando in campionati diversi erano stati avversari per me. In quegli anni giocavamo a nove, quindi per giocare ad undici andavamo a giocare a Grosseto, con i Condor, e lì ci fu il cambio di ruolo: dopo l’esperienza da QB mi avevano spostato a TE; ma a Grosseto avevo due ragazzi molto forti davanti a me, Cataldi e Galli, due ragazzi purtroppo poi scomparsi prematuramente, e quindi iniziai a giocare com Difensive End, il ruolo che poi sarebbe stato il mio per il resto della mia carriera. Nella prima azione da DE feci un sack dal lato cieco del QB, una delle soddisfazioni più belle della mia carriera, e da quel momento non ho più abbandonato la difesa.
Nel 2000 poi ci fu la fondazione dei Guelfi, in cui ho giocato fino al 2009, sempre come DE, vincendo il titolo del 2003 e quello del 2005; mi presi una pausa nel 2006 quando nacque mia figlia e poi tornai per il mio ultimo campionato nel 2008, dando poi l’addio definitivo al football giocato nel 2009.

Spesso si vede che giocatori come te, una volta smesso di giocare, continuano nel football come coach, come mai invece te non hai intrapreso questo percorso, lasciando quasi completamente il football ed i Guelfi?

Non ho mai avuto l’ambizione e la pretesa di diventare un coach una volta smesso di giocare, soprattutto perché non mi reputo all’altezza dei coach che ci sono ora ai Guelfi e dei coach che magari mi hanno allenato del corso della mia carriera. Allenare è molto diverso dal giocare, e sono sicuro che non sarei potuto essere un buon allenatore, non avendo la conoscenza e la dedizione magari di alcuni miei compagni che sono diventati allenatori, come Gheo ad esempio, oppure Puliti e lo Zio, che sono stati miei allenatori.
Sono ancora in contatto con i Guelfi, ed ho sempre cercato di rimanere dentro la squadra, con una sorta di escamotage: a partire dalle prime maglie viola dei Guelfi, arrivate dopo le iniziali maglie gialle, che erano state ereditate dai Renegades, sono stato sponsor della squadra, e sono sempre stato presente sulle maglie dei Guelfi, per rimanere comunque in qualche modo vicino alla squadra. Ho un’azienda di telefonia e sono sempre stato sponsor dei Guelfi, così che pur non giocando più e pur non essendo allenatore, posso dire di essere comunque ancora un “membro della squadra” dei Guelfi.

Guardando alla tua carriera, quali sono i momenti che ricordi con più piacere?

Da difensore sono fiero di essere stato membro della difesa dei Guelfi di inizio duemila: eravamo una delle difese più forti di tutto il campionato e gli avversari avevano paura di affrontarci, proprio perché eravamo praticamente instoppabili. Ovviamente i ricordi più belli sono anche le finali, soprattutto quella del 2003, arrivata dopo la finale persa del 2001, al Vigorelli e dopo l’eliminazione in semifinale del 2002, che sanciva il raggiungimento di uno del obiettivi che ci eravamo prefissati; ricordo con piacere anche la finale del 2005, quella giocata al Franchi e vinta davanti ad un pubblico di seimila persone, che fu un’esperienza pazzesca per tutti noi.
Devo ammettere che ricordo con piacere anche la sconfitta in finale del 2001, poiché già nel primo anno di storia eravamo passati dall’essere una squadretta ad una squadra ben considerata in tutta la categoria.

Se guardi ai tuoi vecchi compagni di squadra, chi è stato il più forte con cui hai mai giocato?

Probabilmente sarò di parte, ma penso che Guido Parronchi sia stato il più forte; era una giocatore devastante, fortissimo, che ha avuto anche il riconoscimento della Nazionale, di cui ha fatto parte per tanti anni. Senza nulla togliere a Gheo ad esempio, un altro giocatore fortissimo, o “Death” Petrucci ma per me Guido è stato veramente il più forte,

Da esterno, secondo te cosa manca per il definitivo salto di qualità dei Guelfi?

La struttura a cui stanno ambendo i Guelfi è quella giusta: i successi dei Seamen ad esempio vengono da lontano, perché è si importante prendere giocatori da fuori, ma la cosa più importante per me sono le giovanili, da cui attingere giocatori che lottano veramente per la squadra e per Firenze. Il budget conta sicuramente tanto, però son sicuro che il percorso intrapreso è quello giusto, ad esempio quello che è stato atto con il Guelfi Sport Center, una struttura che da così la possibilità ai giovani di praticare e di potersi allenare al massimo per questo sport quindi credo che il futuro possa essere veramente roseo per i Guelfi